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La leggenda di Retna Dumilla

La leggenda di Retna Dumilla

Da un’antica leggenda indiana…

 

Shiva, il dio “benigno” della trinità indiana, un giorno creò una bellissima ragazza, dal sorriso cosi luminoso che il suo nome fu Retna Dumilla, cioè “gemma splendente”. Quindi, il creatore s’innamorò perdutamente della sua creatura e la volle come sposa, ma ricevette da parte di lei, inaspettatamente, un netto rifiuto.

Per risolvere la questione, Shiva chiese l’aiuto degli altri déi, che imposero alla ragazza di sottostare ai voleri del dio. Ma Retna Dumilla subordinò il suo consenso a tre condizioni, una delle quali era la più strana: che il suo sposo le procurasse un cibo da usare tutti i giorni, senza che mai le venisse a noia. II dio credette di poter risolvere facilmente il problema, ma, nonostante la sua fantasia creatrice nessun cibo riusciva ad essere gradito alla ragazza per più di due o tre giorni.

Man mano che gli esperimenti fallivano, cresceva a dismisura la collera del dio, e non si placava l’ardente desiderio d’amore: finché un giorno non poté più trattenersi e d’impeto fece sua la riottosa ragazza. Ma per lo sdegno e l’umiliazione, Retna Dumilla si lasciò morire.

Il dio la pianse amaramente, e la seppellì; ma, trascorsi quaranta giorni, al tramonto del sole, si videro delle piccole scintille staccarsi dai suoi raggi che sfioravano ormai la terra e il mare; le scintille andarono a posarsi sulla tomba dell’infelice ragazza, e il mattino seguente dal tumulo spuntarono delle pianticelle verdi.

Il dio chiamò la nuova pianta col nome di pari (“riso”): dal sole, dalla terra e dalle lacrime di dolore era nato quel cibo che non sarebbe mai venuto a noia, secondo il desiderio di Retna Dumilla.