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Proverbi del mese

Proverbi Marzo

 

Se marzo butta erba, aprile butta merda

 

Marzo ventoso, frutteto maestoso

 

Marzo pazzerello, esci col sole e rientri con l’ombrello

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Febbraio Proverbi

 

Febbraio, febbraietto, corto e maledetto

 

La neve di febbraio è come lo strutto di carnevale

 

Primavera di febbraio reca sempre qualche guaio

 

L’acqua di febbraio riempie il granaio

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Proverbi Dicembre

 

Dicembre nevoso, anno fruttuoso

 

Dicembre gelato non va disprezzato

 

Se piove per Santa Bibiana, dura quaranta dì e una settimana

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Novembre

Da San Martino l’inverno è in cammino

 

Oca, castagne e vino per festeggiare San Martino

 

Se a novembre tuona, l’annata sarà buona

 

Per i morti, la neve negli orti

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Gli arancini di Montalbano

Ecco la ricetta originale degli arancini (o arancine, come si chiamano in Sicilia) di riso, quelli del Commissario Montalbano, leggendario personaggio nato dalla fantasia di Andrea Camilleri.

Di varianti della ricetta ne esistono molte, ma quella di Adelina…

Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa, (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano!

Sembra di sentirne il profumo!

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La leggenda di Retna Dumilla

Da un’antica leggenda indiana…

 

Shiva, il dio “benigno” della trinità indiana, un giorno creò una bellissima ragazza, dal sorriso cosi luminoso che il suo nome fu Retna Dumilla, cioè “gemma splendente”. Quindi, il creatore s’innamorò perdutamente della sua creatura e la volle come sposa, ma ricevette da parte di lei, inaspettatamente, un netto rifiuto.

Per risolvere la questione, Shiva chiese l’aiuto degli altri déi, che imposero alla ragazza di sottostare ai voleri del dio. Ma Retna Dumilla subordinò il suo consenso a tre condizioni, una delle quali era la più strana: che il suo sposo le procurasse un cibo da usare tutti i giorni, senza che mai le venisse a noia. II dio credette di poter risolvere facilmente il problema, ma, nonostante la sua fantasia creatrice nessun cibo riusciva ad essere gradito alla ragazza per più di due o tre giorni.

Man mano che gli esperimenti fallivano, cresceva a dismisura la collera del dio, e non si placava l’ardente desiderio d’amore: finché un giorno non poté più trattenersi e d’impeto fece sua la riottosa ragazza. Ma per lo sdegno e l’umiliazione, Retna Dumilla si lasciò morire.

Il dio la pianse amaramente, e la seppellì; ma, trascorsi quaranta giorni, al tramonto del sole, si videro delle piccole scintille staccarsi dai suoi raggi che sfioravano ormai la terra e il mare; le scintille andarono a posarsi sulla tomba dell’infelice ragazza, e il mattino seguente dal tumulo spuntarono delle pianticelle verdi.

Il dio chiamò la nuova pianta col nome di pari (“riso”): dal sole, dalla terra e dalle lacrime di dolore era nato quel cibo che non sarebbe mai venuto a noia, secondo il desiderio di Retna Dumilla.

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Polenta o riso?

copertina_Tinarelli

La polènta la xcuntènta el ris l’apinis

(la polenta scontenta e il riso ti sazia)

Tratto da il “Canto del riso” di Antonio Tinarelli

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Una ciotola di riso

Chadrick Simuel

O riso! Tu sei venuto dal profondo della terra,
volevo che crescessi mentre io dormivo,
perché la mia famiglia ha bisogno di cibo
e tu cresci bene,
cosa farei se tu dovessi fallire.

Ma io ti voglio qui nel mio piatto,
quando penso al  momento del trapianto,
perché ho bisogno di denaro,
perché scende la pioggia
e il nostro riso è maturo.

Dico fra me: tutto è bianco come neve,
a questo riso basta una piccola rimescolata,
la mia famiglia ha bisogno di protezione,
e noi di riso ne abbiamo molto
e molto ne abbiamo da vendere.

Oh riso del mio campo e della mia ciotola
mi sono proposto di venderti,
la mia famiglia non ha bisogno di nulla,
perché tu sei cresciuto bene,
ben sapevo che non avresti fallito

 

 

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