C’è un momento nella storia in cui una nazione comincia davvero a riconoscersi. Non solo attraverso le leggi o i confini, ma attraverso i volti delle persone, il lavoro quotidiano, i paesaggi e la vita delle comunità.
È proprio questo momento che racconta la mostra L’Italia dei primi italiani. Ritratto di una nazione appena nata, che alcune socie dell’associazione Donne & Riso hanno visitato al Castello Visconteo Sforzesco di Novara.
Curata da Elisabetta Chiodini, l’esposizione propone oltre settanta opere che raccontano l’Italia nel periodo successivo all’Unità, tra gli anni Sessanta dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento: un tempo in cui il Paese stava cercando di diventare davvero una comunità.
Un’Italia che nasce dal lavoro
Passeggiando tra le sette sale della mostra, lo sguardo incontra paesaggi rurali, scene di vita contadina, città in trasformazione e persone comuni colte nei gesti quotidiani.
Accompagnati dalla guida turistica Giuseppina Greci, abbiamo ammirato le opere di artisti come Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Giuseppe De Nittis, Angelo Morbelli, Telemaco Signorini e Francesco Paolo Michetti che raccontano un’Italia fatta di campi, lavoro, comunità e cambiamenti.
Per chi vive e lavora nel territorio delle risaie, molte immagini risultano sorprendentemente familiari: il ritmo delle stagioni, la fatica del lavoro agricolo, la dimensione collettiva delle comunità rurali. Scene che, pur appartenendo a più di un secolo fa, continuano a parlare anche al presente.
Un viaggio tra paesaggi e identità
Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso diverse dimensioni del Paese che stava nascendo:
la vita contadina, con i suoi gesti quotidiani e le sue fatiche
i paesaggi italiani, raccontati con uno sguardo nuovo
le città in trasformazione, simbolo di un’Italia che si avvia verso la modernità
la società che cambia, tra tradizione e progresso.
Guardare questi quadri oggi significa osservare le radici di molti elementi che ancora caratterizzano il nostro territorio: la relazione tra paesaggio, lavoro e comunità.
Un’esperienza condivisa
La visita è stata anche un’occasione per le socie di Donne & Riso di trascorrere un momento culturale insieme, condividendo riflessioni e impressioni davanti alle opere.
Le immagini della mostra ricordano quanto il lavoro agricolo e il paesaggio rurale abbiano contribuito a costruire l’identità del nostro Paese. Un tema che per chi vive nelle terre del riso ha un significato ancora più concreto.
Fiera in Campo 2026: tre giorni di terra, innovazione e cultura del riso con Donne & Riso
Dal 20 al 22 febbraio 2026 si è svolta con grande partecipazione al Centro Fiere di Caresanablot (Vercelli) la 47ª edizione di Fiera in Campo, la storica manifestazione agricola dedicata alla risicoltura, alle tecnologie per l’agricoltura e all’innovazione del settore primario. Organizzata da ANGA Confagricoltura Vercelli-Biella, la fiera si conferma ogni anno un luogo di incontri, confronto e visione del futuro della filiera agricola italiana.
Un centro pulsante di idee e macchine in azione
Fin dal primo giorno, la Fiera ha messo in mostra le ultime novità in fatto di macchinari agricoli, attrezzature per la lavorazione del suolo, tecnologie digitali e soluzioni per l’agricoltura sostenibile. Le vaste aree di prova in campo hanno visto trattori e mezzi all’opera su terreni predisposti, permettendo agli operatori del settore di osservare da vicino le prestazioni delle macchine e confrontarsi con i produttori.
A inaugurare la tre giorni è stato un convegno tecnico dal titolo “Risicoltura del futuro: a quando il domani?”, in cui esperti, rappresentanti del mondo agricolo e istituzioni hanno discusso di innovazione, sostenibilità e regolamentazioni future.
Donne & Riso protagonista con il proprio stand
Anche quest’anno l’associazione Donne & Riso non poteva mancare alla manifestazione, portando il proprio stand istituzionale nel cuore degli spazi espositivi della fiera. Qui le socie hanno accolto visitatori, professionisti e appassionati con entusiasmo, raccontando il percorso dell’associazione e condividendo materiale culturale dedicato al riso: dalle pubblicazioni alle iniziative in programma per il 2026.
Grazie alla presenza diretta durante i tre giorni, Donne & Riso ha potuto mettere in evidenza il valore culturale e sociale del riso, non solo come prodotto agricolo, ma come elemento di identità territoriale e di tradizione contadina. Il dialogo con il pubblico ha raccontato storie, progetti e visioni per un’agricoltura più attenta alle donne, alla sostenibilità e alle comunità rurali.
Incontri, innovazione e confronto
Oltre alle dimostrazioni tecniche e alle prove dinamiche, Fiera in Campo ha rappresentato un luogo di scambio di idee e conoscenze: imprenditori agricoli, tecnici di settore, produttori e giovani agricoltori si sono confrontati su temi chiave come la gestione dell’acqua, la competitività del comparto risicolo e l’adozione di pratiche 5.0 nell’agricoltura di oggi.
Non sono mancati momenti conviviali e iniziative collaterali pensate per valorizzare la comunità dei partecipanti e la ricchezza della cultura contadina radicata nel territorio vercellese.
Che pomeriggio intenso e pieno di significato abbiamo vissuto il 31 gennaio. Un momento che per noi di Donne & Riso ha unito cultura, territorio, storia e identità femminile in modo naturale e profondo.
L’accoglienza e il senso dell’incontro
Ci siamo ritrovate con grande emozione per incontrare Cinzia Lacchia, Conservatrice del Museo Borgogna di Vercelli, in un dialogo che fin da subito è andato oltre la semplice presentazione di opere d’arte. È stato un confronto tra mondi solo apparentemente distanti: quello dell’arte e quello dell’agricoltura, uniti da radici comuni fatte di lavoro, paesaggio e cultura materiale.
La scoperta delle opere e la loro storia
Abbiamo ascoltato con attenzione il racconto di tre preziosi manufatti in ceramica e porcellana provenienti dalla storica manifattura di Delft, acquistati nel 1900 dall’imprenditore vercellese Antonio Borgogna durante i suoi viaggi in Europa.
Tre opere uniche, composte da formelle decorate:
una scena con contadine olandesi intente alla raccolta delle patate
una marina
uno scorcio urbano di vita quotidiana
Questi pezzi, oggi custoditi al Museo Borgogna, necessitano di un importante intervento di restauro prima di poter tornare visibili al pubblico accanto ad altri capolavori della collezione.
La nascita di un’idea condivisa
Durante il dialogo con la conservatrice è emersa con naturalezza un’idea che ci ha subito entusiasmate: adottare le opere e sostenerne il restauro.
Come associazione che riunisce imprenditrici del territorio, impegnate nella valorizzazione del riso ma anche nella diffusione della cultura, abbiamo sentito forte il desiderio di prenderci cura di questi manufatti, riportandoli alla luce dopo oltre un secolo.
Un progetto che assume un significato ancora più simbolico nell’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici, proclamato da ONU e FAO: un riconoscimento globale al lavoro femminile nei campi, lo stesso che vediamo evocato in una delle formelle di Delft.
Un filo d’acqua tra Vercelli e l’Olanda
Uno dei passaggi più suggestivi del pomeriggio è stato riflettere sul legame tra il nostro territorio e i Paesi Bassi. Due realtà geograficamente lontane, ma profondamente unite dall’acqua:
l’acqua che disegna il paesaggio olandese
l’acqua che rende possibile la nostra risaia piemontese
Nella scena delle raccoglitrici di patate abbiamo riconosciuto qualcosa di familiare: le posture, la fatica, il lavoro femminile nella terra. Un richiamo immediato alle mondariso, immortalate nei celebri dipinti di Angelo Morbelli — “Per 80 centesimi” e “Le risaiuole” — anch’essi custoditi al Museo Borgogna.
Arte e agricoltura, Olanda e Vercelli, passato e presente: tutto si è intrecciato in un racconto comune.
La presentazione ufficiale del progetto
Il progetto di adozione e restauro è stato poi presentato ufficialmente nella Sala degli Affreschi di Confagricoltura, in Piazza Zumaglini, alla presenza di:
Cinzia Lacchia, Conservatrice del Museo Borgogna
la Presidenza del Museo Borgogna
la Presidenza di Confagricoltura
tante socie di Donne & Riso, la cui partecipazione ha dato calore e forza all’iniziativa
È stato un momento di condivisione e orgoglio, in cui il mondo agricolo e quello culturale si sono riconosciuti alleati.
Un legame che diventa anche simbolico
A suggellare questa collaborazione è stato per noi un gesto particolarmente sentito: il conferimento a Cinzia Lacchia del titolo di socia onoraria di Donne & Riso.
Un riconoscimento che vuole esprimere gratitudine, stima e la volontà di costruire insieme nuovi percorsi in cui arte, territorio e lavoro femminile continuino a dialogare.
Per noi questo non è solo un progetto di restauro. È un atto di cura verso la bellezza, la memoria e il valore del lavoro delle donne, ieri come oggi.