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Pranzo di fine estate 2016

Un incontro conviviale per le socie di Donne & Riso. Oggi abbiamo avuto il piacere di avere con noi Salvatore Vullo, esperto di politiche per la valorizzazione dell’agricoltura, nell’ambito dell’assessorato all’agricoltura della Regione Piemonte. Iscriverlo nell’albo dei soci onorari è un’acquisizione che ci fa particolarmente piacere; la sua professionalità e la stima che ci ha dimostrato in questi anni sono stati un prezioso contributo per la nostra associazione.

 

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Gita al Parco della Burcina

Anche quando non lavoriamo…scegliamo con attenzione come trascorrere il nostro tempo insieme!
Gita “fuori porta” per l’Associazione Donne & Riso Vercelli alla Riserva naturale speciale Parco della Burcina “Felice Piacenza”.

Il parco è un’area boschiva protetta di circa 57 ettari che si trova a 829 m di altitudine; prima Giovanni Piacenza, imprenditore laniero, e poi il figlio Felice (a cui è intitolato il parco) decisero di creare un giardino paesistico, come già era in uso in Inghilterra; nei decenni sono state messe a dimora moltissime piante e realizzate le infrastrutture per rendere sempre più piacevole il percorso al visitatore.
Nel 1980 con legge della Regione Piemonte è stata istituita la Riserva speciale naturale del Parco Burcina “Felice Piacenza”, sul territorio dei comuni di Biella e Pollone.

La passeggiata è un tuffo nei colori e nelle forme: un compendio di botanica si apre ai nostri occhi e si susseguono le querce, i faggi, le ortensie (che fra qualche mese saranno al massimo del loro splendore), le sequoie e naturalmente gli immancabili rododendri che all’interno del Parco della Burcina hanno trovato il loro habitat naturale.

Rinfrancato l’occhio…abbiamo concluso la passeggiata nella Trattoria Parco Burcina.
Bellissima giornata! Grazie a tutte!

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Il nostro “ritratto” nelle Eccellenze del Gusto di Cinzia Trenchi

Il volume si intitola Ritratti del Territorio – Eccellenze del Gusto

Cinzia Trenchi, naturopata, giornalista e fotografa freelance, specializzata in alimentazione e itinerari gastronomici, è una cuoca appassionata e i suoi testi presentano ricette originali e creative che associano sapori e accostamenti insoliti per fornire spunti per nuove preparazioni all’insegna del gusto, tenendo sempre presente le caratteristiche nutrizionali. In questo volume realizza una carrellata golosa che prende le mosse dal Monferrato, tocca qualche angolo di Langa e ospita accenni appetitosi e curiosi dal resto del Piemonte in un vero e proprio viaggio a tavola.

Cincia Trenchi dedica due pagine alla nostra associazione, valorizzando il significato del nostro impegno nella promozione del riso come alimento e come cultura.

FotoLibroEccellenze

Potete richiedere il volume all’associazione Donne & Riso al costo di 10,00€

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Gli arancini di Montalbano

Ecco la ricetta originale degli arancini (o arancine, come si chiamano in Sicilia) di riso, quelli del Commissario Montalbano, leggendario personaggio nato dalla fantasia di Andrea Camilleri.

Di varianti della ricetta ne esistono molte, ma quella di Adelina…

Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa, (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano!

Sembra di sentirne il profumo!

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